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Lippi: “Mi sarebbe piaciuto allenare la Roma”

Il rimpianto dell’ex CT

Su Dagospia è uscita l’intervista di Marcello Lippi in cui l’ex CT dell’Italia ha commentato la situazione attuale in casa della Roma. Ecco le parole del campione del mondo 2006:

La sconfitta della Roma a Manchster.
“Le partite da sempre cominciano in un modo, si svolgono in un altro, finiscono in un altro ancora. La Roma è stata molto sfortunata: ha giocato un primo tempo di livello, concedendo poco agli avversari, e ritrovandosi in vantaggio. Dopo di che, caso senza precedenti, in meno di 40 minuti ha dovuto operare tre sostituzioni per infortuni, avendo già gli uomini contati. Così, l’ errore potrebbe essere stato giocare il secondo tempo come il primo: cioè molto “alti”, esponendosi però al rischio di lasciare spazi al Manchester per infilzarti in modo più pesante di quanto meritassi”.

Al posto di Paulo Fonseca potrebbe arrivare Maurizio Sarri.
“Ho letto. Guardi, Fonseca come allenatore mi è piaciuto, credo abbia fatto del suo meglio e se andrà via potrà di dire di farlo con la coscienza a posto, avendo scontato diversi problemi e infortuni. Sarri è garanzia di qualità di gioco e qualità di lavoro. Con la Juve ha comunque vinto uno scudetto, a Napoli ha fatto quello che sappiamo. Mi pare abbia le carte in regola per affrontare la sfida del rilancio”.

Sfida che in altre epoche avrebbe accettato anche lei, o ricordo male?
“Assolutamente sì. Del resto, mio nipote è nato a Roma, è romanista, e conserviamo ancora il gagliardetto che gli dedicarono quando è nato: “Ar maggico Lorenzo nato nel maggico 2001 l’ anno del maggico scudetto da ‘a maggica Roma”. Sì, mi sarebbe piaciuto allenarli, i giallorossi. Peccato”.

Quando ha sentito che le magnifiche 12 del calcio europeo (ma senza le tedesche e le francesi) volevano dar vita alla Superlega qual è stata la sua reazione?
La stessa di tutti gli sportivi, italiani e non, addetti ai lavori e non: sommo fastidio, per non dire ripulsa. Poi, riflettendoci, ho messo a fuoco una circostanza: a parte due o tre, la più parte dei proprietari dei 12 club promotori, sono arabi russi, americani, cinesi, non del tutto consci di come viviamo carnalmente il calcio, la nostra viscerale cultura sportiva, quindi non potevano immaginare le barricate dei tifosi. Loro sono imprenditori e finanzieri, che per avere un calcio stellare sono andati in rosso, e hanno ragionato su come riuscire a rientrare da quei debiti mantenendo il livello spettacolare delle sfide. Perciò, dal loro punto di vista, il progetto aveva un senso. Per noi invece la differenza c’ era, eccome: le competizioni non sarebbero state più le stesse. Per fortuna hanno fatto dietrofront”.

Gli azzurri allenati da Roberto Mancini sembrano aver acquisito consapevolezza dei propri mezzi.
“La Nazionale di Mancini è una delle cose più belle nel calcio degli ultimi due anni. Schemi, spirito di squadra, senso di appartenenza, entusiasmo, e per di più in un momento in cui in campionato il 70% dei giocatori non è italiano (quando il ct ero io la proporzione era esattamente l’ inverso). Mancini è stato bravo perché ha individuato e convocato giocatori ancora prima che esordissero in serie A, tipo Nicolò Zaniolo, veicolando così un messaggio alle società: fateli giocare i giovani, perché sono forti, perché sono bravi”.

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