50 anni di Del Piero, Totti: “Mai stati rivali, c’era complicità oltre i colori”

Gli auguri del capitano giallorosso a un'altra legenda italiana: compagni, amici e complici

Totti, Del Piero

Insieme hanno fatto urlare milioni di tifosi italiani. Una, due, tre, quattro volte, hanno celebrato vittorie che sono rimaste impresse nella memoria collettiva del calcio italiano. Due simboli, due leggende, due volti di un’epoca irripetibile: il potere del nord, incarnato da Alessandro Del Piero, e il cuore pulsante di Roma, rappresentato da Francesco Totti. Due storie, due mondi diversi, quasi due partiti, dove tifare per uno significava essere, in qualche modo, contro l’altro. Ma se sul campo sono stati veri rivali, fuori dal rettangolo verde sono diventati amici, uniti dalla maglia azzurra della Nazionale.

Oggi, Alessandro Del Piero compie 50 anni, mentre Francesco Totti festeggerà il suo mezzo secolo tra meno di due anni. Due giganti del calcio italiano che hanno scritto la storia non solo dei club in cui hanno giocato ma dell’intero movimento calcistico nazionale, con le loro giocate, il loro carisma, e la loro passione. Gli ultimi veri numeri dieci che il calcio italiano abbia prodotto, figli di un calcio che non c’è più.

La loro storia comincia in maniera curiosa, con un episodio che li unisce più che mai: una sostituzione durante il Mondiale 1998 con Dino Zoff, una scena che segna l’inizio di un legame che andrà oltre le rivalità di club. E poi, insieme, a Berlino nel 2006, quando alzavano la Coppa del Mondo con Marcello Lippi, dopo una carriera fatta di successi, trofei e battaglie in campo.

Totti, le fa effetto pensare che Alessandro Del Piero, il suo amico, stia festeggiando adesso i suoi cinquant’anni?
“Sembra difficile da credere. Cinquanta anni. Mi pare ieri che eravamo due ragazzi di diciotto, vent’anni. Distanti eh: lui vinceva gli scudetti, giocava la Coppa Campioni. Io… be’, io ci ho messo un po’ di più. Però ci guardavamo, ci studiavamo, forse ci cercavamo anche, già da ragazzini”.

Dica la verità. Ma lei e Del Piero, cosi simili, cosi talentuosi, spesso in ballo per lo stesso posto in Nazionale, non siete mai stati rivali?
“Rivalità? Forse, all’inizio. Lui lo ha detto bene una volta: eravamo più complici, che rivali. Poi c’era a chi avrebbe fatto comodo che fossimo rivali: lui rappresentava la Juventus, io quasi il suo opposto, la Roma e Roma a qualcuno non piace e non è mai piaciuta. Ma noi in questo gioco non siamo mai caduti, anzi. Ci rispettavamo proprio perché capivamo l’uno il ruolo dell’altro. Le responsabilità di rappresentare qualcosa che andava oltre la singola squadra”.

Lei debuttò in Nazionale proprio subentrando ad Alex, Italia-Svizzera 2-0 del 1998.
“Sì, all’esordio sono entrato al posto suo e al momento del cambio mi ha strizzato l’occhio: credo da quel gesto sia iniziata a nascere la nostra sintonia”.

Da li alla finale di Berlino con la coppa.
“Sì, il Mondiale è stato la chiusura del cerchio. Perché se agli Europei del Duemila eravamo quasi alternativi, in Germania eravamo complementari. E forse lo siamo anche caratterialmente: lui più riservato, io più espansivo. Ma siamo sempre andati d’accordo, anche per questo forse”.

Lo ha un ricordo particolare, un aneddoto, su quella finale?
“Prima della finale eravamo tutti svegli, non riuscivamo a dormire. Lui a un certo punto, saranno state le due, ci fa: “Vabbè, io sono abituato alle finali, vado a dormire…”. Gli abbiamo detto di tutto, ma qui c’è tutto Alessandro. Un grandissimo cinquantenne”.

Lo riporta La Repubblica

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