Durante la conferenza stampa di presentazione, Claudio Ranieri ha toccato argomenti di ogni tipo: dal momento di crisi ai sistemi di gioco passando per Dybala e Hummels. Il neo allenatore giallorosso ha svelato anche di cosa si è parlato con i Friedkin durante l’incontro avvenuto a Londra.
“Se mi conoscete sapete che parlo in faccia e lui (Dan Friedkin, ndr), mi ha lasciato a bocca aperta: per le cose che ha detto, per il bene che vuole a questa città, a questo club. Lui dice “Io non posso girare il mondo e vedere Roma caput mundi e la squadra non va. Ho speso tanti soldi e non sono riuscito a fare quello che ho intenzione di fare”. E per questo mi ha preso, per cui ora tocca a me. Con la mia esperienza, il mio modo di fare le cose e mi auguro di riuscire nel mandato che mi ha messo lì davanti. Quando lui mi ha detto queste parole non ho potuto dire che sì, per cui lo ringrazio perché mi ha riportato alla casa madre. I tifosi sanno che se dico A farò di tutto per avere A e non tergiversare”.
“Siamo abituati a vedere le cose in modo piramidale, mentre la famiglia Friedkin le vede in maniera orizzontale, collegiale. Per cui le decisioni verranno prese con il beneplacito di tutti quanti, per portare la Roma dove merita. Io gliel’ho detto: “Lei ha speso un sacco di soldi, ma perché non lo dice?” e lui ha risposto: “Tempo al tempo”. Immaginate mettere una barca di quattrini e poi non hai risultati. Qualcosa di storto ci è andato sicuramente, speriamo che adesso le cose vadano nel momento giusto. In primis come tifoso e poi come uomo che sta qui dentro, che deve aiutare Florent affinché le cose marcino nel modo giusto”.
Ci può spiegare i contorni dell’accordo? Cosa vuol dire fare il dirigente senior, di cosa si occuperà? Avete fissato anche un obiettivo specifico da allenatore?
“Obiettivo specifico no, cercare di fare il massimo. Oltre al contratto poi ho dei premi per raggiungimento obiettivi, quando ero all’estero ho messo anche vittoria del campionato per una squadra che si doveva salvare. Ho messo tutti gli obiettivi perché non voglio precludermi niente, so delle difficoltà ma sono una persona positiva sempre. Ero così anche da giocatore, potevo giocare bene o male ma dovevo dare tutto. Qui c’è gente che si fa delle trasferte incredibili: a Cagliari ho ritrovato 3 tifosi che venivano dal Belgio e dico ma che giro avete fatto? C’è gente che fa dei sacrifici enormi e quando andiamo in campo dobbiamo sentire questo. Io sono l’uomo vicino alla famiglia Friedkin, in modo che facciamo tutto insieme. Si parlerà e si cercherà di sbagliare il meno possibile. Solo chi fa sbaglia. C’è su un palazzo di Firenze scritto ‘è più facile criticare che fare’. Noi saremo criticati ma cercando di fare le cose nel modo giusto. C’è bisogno di una persona conosciuta, che sa di calcio per far sì che sia sempre nelle prime posizioni. Il presidente vuole una società seria, di gente che lavora. Ha fatto molti cambiamenti, io Trigoria non lo riconoscevo. Stanno facendo cose belle, la squadra è la cosa più importante ed è il biglietto da visita. Vuole che Roma sia conosciuta bene anche dal punto di vista calcistico”.
I Friedkin hanno ammesso i propri errori o si sono resi conto degli errori degli altri? Lei come dirigente rischia di ritrovarsi solo?
“Io voglio stare sempre solo perché per me conta lo spogliatoio. Meno gente vede meglio è. Io capisco che in Italia il presidente ci deve stare, questo gliel’ho detto, invece se ci fate caso all’estero le proprietà straniere parlano pochissimo. La figura del presidente esiste, ma solo per fine mese. Se mi ha chiamato si è reso conto, lui mi ha detto che vuole portare la Roma ad alti livello e per questo mi ha chiamato. Cosa mi deve dire in più una persona? Io una volta che ho i giocatori non ho bisogno di niente. Io capisco che non è facile riempire tutti i giorni le pagine dei giornali, avete la mia stima perché non è facile”.
Quando l’ha chiamata il presidente Friedkin? Questo ruolo dirigenziale era stata già proposta o lei ha avuto richieste specifiche?
“Florent mi ha chiamato lunedì mattina, è venuto a casa mia e poi siamo andati a Londra dal presidente. È stato deciso così, una persona vicina a Florent per fare tutto il meglio per la Roma”.


