Gianluca Mancini, difensore della Roma e della Nazionale, ha rilasciato una lunga intervista ai canali ufficiali di VIVO AZZURRO TV, ripercorrendo le tappe salienti della sua carriera e della sua vita, dal campetto del nonno ai trionfi europei.
Il giallorosso ha raccontato un inizio di carriera improntato sulla serenità e la spensieratezza, grazie all’approccio del padre: “Mio nonno aveva costruito un campetto da calcio intorno alla sua terra. Era il nostro piccolo centro sportivo. Mio padre mi ha sempre fatto vivere il calcio in maniera serena, felice. Lo prendevo come un gioco e con tanta spensieratezza, magari questa cosa mi ha fatto arrivare nel calcio dei grandi“. L’esordio in Serie B ha segnato per lui il momento in cui ha compreso che il calcio era definitivamente diventato un lavoro.
Mancini, dagli idoli alla Conference League
I momenti più significativi della sua vita non sono solo sportivi: “I momenti più importanti della mia vita sono stati la nascita delle mie bimbe, il matrimonio, l’esordio in Serie A e quello in Nazionale“. A livello calcistico, un punto d’orgoglio indimenticabile è stata la vittoria della Conference League con la Roma: “Vedere tutte quelle persone a Roma mi ha riempito d’orgoglio“.
La sua ispirazione in campo è sempre stata Materazzi: “La passione per Materazzi nasce principalmente nel Mondiale del 2006. Avevo dieci anni e lui fu protagonista assoluto. Vedendolo giocare l’ho sempre apprezzato per la personalità, la grinta, per il fatto che nel bene e nel male ci metteva sempre la faccia“. Il loro rapporto è poi sfociato in amicizia dopo essersi conosciuti a Perugia.
La Nazionale, Gattuso e il sogno mondiale per Mancini
Mancini ha un legame profondo con l’Azzurro, che affonda le radici nell’infanzia: “La Nazionale ha rappresentato sempre tanto. Le estati le passavo con gli amici al bar o a casa a vedere le partite dell’Italia, mi mettevo la mano sul petto e cantavo l’inno. Quando oggi entro in campo con la Nazionale la prima cosa che mi viene mente sono quegli inni cantati con gli amici“.
Il rapporto con il CT è solido: “Il mio rapporto con Gattuso è bello, puro, vero. È una persona che ha saputo creare in poco tempo quello che va creato all’interno di una squadra“. Riguardo al paragone fatto da Gattuso con l’icona brasiliana Cafu, Mancini ha sorriso: “È stata una battuta che mi ha fatto piacere, certo che accostarmi a un mostro sacro come Cafù…”.
L’obiettivo immediato della Nazionale è chiaro: i playoff per il Mondiale. “La voglia di andare ai Mondiali è tanta. Siamo concentrati su quello che dobbiamo fare, bisogna prepararci al meglio e arrivarci con una consapevolezza forte“.




