Una serata speciale per il giovane ragazzo della Primavera
“Io ce lāho fatta”. In un video di qualche tempo fa Ebrima Darboe terminava cosƬ il racconto della storia della prima parte della sua vita. Una vita iniziata il 6 giugno del 2001 in Gambia, una decina di giorni prima che la Roma vincesse il suo terzo, e a ora ultimo, scudetto. A quattordici anni ĆØ arrivato su un barcone in Italia, con tanti sogni “e un pallone sempre con me”. Ieri quei sogni hanno preso definitivamente forma. Genova, almeno per lui, ĆØ stata magica, perchĆ© contro la Samp, nell’ennesima notte da dimenticare di questa maledetta primavera romanista, il centrocampista della Primavera, quella di Alberto De Rossi, ha potuto esordire in Serie A. Dieci minuti (recupero compreso) al posto di Villar, mediano in mezzo al campo come gioca nella Primavera, di cui ĆØ titolare e leader, e come ha avuto modo di imparare, da tre anni, con gli allenamenti in prima squadra. Arrivava dallo Young Rieti, squadra amatoriale, dopo essere sbarcato in Italia ed essere incluso nel progetto Sprar (Sistema di protezione per richiedenti asilo). Poi, dopo essere stato affidato a un assistente sociale, ha continuato il suo percorso formativo fino ad arrivare a un provino con la Roma, che lo ha tesserato, fatto studiare al liceo sportivo e cresciuto. In tutti i sensi, compreso quello fisico, visto il corpo mingherlino con cui si presentò al Bernardini. Oggi ĆØ cresciuto, ha messo massa (e un po’ lo paga a livello muscolare) ma, soprattutto, sta iniziando a credere nel suo sogno. Senza dimenticare chi ĆØ e soprattutto chi ĆØ stato. Lo scrive La Gazzetta dello Sport.


