Diego Fuser è uno di quegli ex calciatore che di derby se ne intende. Con un passato sia nella Roma che nella Lazio, con entrambe le squadre ha giocato la stracittadina. Oggi Fuser ha 56 anni, non va in televisione e guarda le partite. In vista del match di domenica, è stato intervistato da Il Messaggero. Di seguito le sue dichiarazioni.
Che ricordi ha di quel periodo?
«I tifosi agli allenamenti, la gente che ti parlava della Roma già mesi prima. Di derby ne ho visti, ma a Roma è tutto diverso».
Chi lo sentiva di più?
«Dipendeva da cosa si scriveva sui giornali, da come reagivano certi calciatori rispetto a cosa si diceva in radio. I più accesi erano Corino e Gregucci».
Il suo derby del cuore?
«Il primo. Feci un gol da trenta metri, con una sassata: pallone mezzo metro dentro, ma non me lo diedero. Fini uno a uno, Giannini e Gascoigne. Oggi, col Var..».
Come si prepara una stracittadina?
«Quelli contro Zeman erano di facile lettura: lo conoscevamo in tanti alla Lazio e sapevamo come affrontarlo. Infatti ne vincemmo quattro di fila».
Con Capello, alla Roma, non andò.
«Mi chiese di venire il giorno della partita scudetto, io vestivo la maglia del Parma. Per me era una grande opportunità. Il primo anno andò anche bene, poi giocai poco. I rapporti si erano rotti col tempo, giocavo poco ed ero un po’ nervoso. Ma a Roma sono stato bene, nessuno mi ha fatto pesare il passato alla Lazio. Ancora oggi ho molti amici con cui gioco a padel e che ogni tanto incontro: Di Biagio, Candela, Totti, Delvecchio, tanti».


