l 14 ottobre 1953 nasceva a Milano Aldo Maldera. Soprannominato Maldera III per via dei due fratelli maggiori anch’essi calciatori, divenne uno dei simboli della Roma di Nils Liedholm, capace di conquistare lo scudetto del 1983 e di entrare nei cuori dei tifosi romanisti.
Gli anni al Milan e l’ascesa
Fu il prototipo del terzino moderno, capace di difendere e attaccare con la stessa efficacia. Cresciuto nelle giovanili del Milan, ottenne proprio con la squadra rossonera la fama che meritava. Il tandem formato con Rivera lo rese uno dei difensori più prolifici della Serie A, contribuendo alla conquista del decimo scudetto del club, nel 1979.
L’arrivo alla Roma
Dopo lo scandalo del calcioscommesse e la retrocessione in Serie B del Milan, Maldera rimase fedele ai colori con cui era cresciuto, indossando anche la fascia da capitano. Nel 1982 accettò la corte del Barone Liedholm e si trasferì alla Roma, squadra in cui avrebbe lasciato un segno indelebile.
L’amore per la Roma
Arrivato tra lo scetticismo generale, per via dell’età, conquistò presto la piazza giallorossa. In tre stagioni si legò profondamente alla città e ai suoi tifosi, definendosi lui stesso “romano d’adozione”. Il suo primo anno coincise con la vittoria dello scudetto e con il più grande rammarico: l’assenza nella finale di Coppa dei Campioni contro il Liverpool, a causa della squalifica rimediata in semifinale contro il Dundee United.
La carriera finale e il legame eterno
Conclusa l’esperienza romanista, terminò la carriera alla Fiorentina dopo 117 presenze e 9 gol con la Roma. Tornò poi a Trigoria per lavorare nel settore giovanile, dove ebbe modo di allenare anche un giovane Francesco Totti. Rimase nella società fino al 2004, lasciandola senza clamore, ma con immutato affetto.
L’eredità di un uomo e di un campione
Aldo Maldera si spense il 1° agosto 2012, ma il suo ricordo rimane vivo nel cuore dei romanisti. Un milanese trapiantato a Roma, capace con dedizione, rispetto e passione di conquistare per sempre l’amore del pubblico giallorosso.


