Carlos Cuesta, 30 anni da poco compiuti, è il volto di una nuova generazione di tecnici che non teme di sedersi dove, fino a pochi anni fa, erano ammessi solo i “veterani”. La sua storia, priva di un passato da calciatore, racconta di un giovane che ha costruito il proprio percorso con idee chiare, metodo e una determinazione alimentata da un amore sconfinato per il calcio.
Nato a Palma de Maiorca, Cuesta non ha mai smesso di studiare, osservare, interrogare il gioco. Un autodidatta digitale, cresciuto tra forum, appunti e curiosità, che oggi dalla panchina del Parma si misura con la Serie A. La sua vera nascita calcistica, però, parte da Madrid. Lì, mentre studiava Scienze Motorie, inizia a scrivere sui social a ogni componente degli staff tecnici di Real e Atlético, fino a quando uno di loro — l’allora allenatore dell’Under 12 rojiblanca — decide di rispondergli.
Dalle aule di Madrid alle giovanili dell’Atlético
Basta un messaggio per aprire una strada. Da quell’esperienza, il ragazzo che sognava di capire il calcio ha iniziato a viverlo da dentro: prima con l’Under 12, poi con l’Under 14 dell’Atlético Madrid. In pochi anni, Cuesta ha trasformato la sua curiosità in metodo. Studia Guardiola, osserva da vicino Arteta e fa esperienza in Europa. L’incontro con Federico Cherubini — allora dirigente della Juventus — segna il suo primo approdo in Italia: uno sguardo attento, quello del dirigente bianconero, che coglie in lui una fame diversa. Cuesta lavora con l’Under 17 e poi con l’Under 23, lasciando il segno per il rigore metodologico e per una visione centrata sul miglioramento individuale dei giocatori.
Il vero salto, però, arriva nel 2020, quando Mikel Arteta lo chiama a far parte del suo staff all’Arsenal. Cuesta diviene prima “coach for individual development”, poi head assistant: un ruolo chiave in una squadra costruita sul possesso strutturato e sulla valorizzazione dei giovani. Con lui, profili come Saka e Martinelli fanno il salto di qualità. Non a caso, Xhaka — oggi al Sunderland — ne parla come: “Un tecnico che sa quello che fa. Preparato e che capisce come parlare ai giocatori. Mi ha aiutato ad arrivare dove sono oggi. Sono sicuro che un giorno diventerà l’allenatore di un grande club”. Aveva ragione. Solo che quel giorno è arrivato prima del previsto.
Cuesta porta con sé un’idea di calcio nitida, fatta di dettagli e di controllo. Il suo gioco si basa su costruzione dal basso, terzini che si accentrano per creare superiorità, pressing alto e recupero del pallone. Una visione “guardioliana” filtrata attraverso la concretezza di Arteta, ma con una sfumatura personale: Cuesta è ossessionato dal rapporto umano. Non c’è tattica che tenga, se prima non si conquista la testa e il cuore dei giocatori.
Il presente a Parma e la sfida alla Serie A
La sua nomina a Parma è una scommessa coraggiosa, ma non improvvisata. La società emiliana ha già dimostrato di saper guardare oltre la superficie, come fece anche con Maresca. Un’idea arrivata dallo stesso Federico Cherubini che lo volle in bianconero, e che oggi gli permette di sedere sulla prima panchina di peso in carriera. Leicester e Norwich avevano provato a convincerlo, ma lui ha preferito aspettare il momento giusto.
Ora il tempo è arrivato. E, con lui, una domanda: quanto può incidere Carlos Cuesta sulla Serie A? Vedremo come sceglierà di preparare la prossima sfida contro la Roma, quando il giovane tecnico maiorchino si troverà di fronte a un’altra grande prova nel calcio italiano. Una sfida che va oltre i novanta minuti: è il confronto tra il mondo dei grandi come Gasperini e quello del calcio dei giovani, del calcio che verrà.



