Resta in contatto
Sito appartenente al Network

Rassegna Stampa

Da Nainggolan a Grenier e Ibarbo: se il mercato non sempre “ripara”

Colpi e meteore: il mercato di gennaio è sempre un’incognita

Gennaio non è solo Abel Xavier, e non è neppure solo Paolo Poggi o Massimo Marazzina, ma è anche (e per fortuna) Vincent Candela. Radja Nainggolan. Oppure Antonio Carlos Zago o Luca Toni. Non solo meteore, dunque, ma pure guizzi che hanno fatto storia, dal 1995, da quando esiste la finestra invernale di riparazione, seppur ogni tanto l’arrivo diventa peggiorativo. Mourinho aspetta e spera, un Nainggolan – o qualcuno che gli si avvicini – ci vorrebbe. Pensiamo ad esempio a Hide Nakata, che ha riscaldato il gennaio del 2000, quando Fabio Capello stava preparando la squadra dello scudetto. La sua prima stagione è andata via senza lasciare traccia e poi, come sappiamo, Hide risultò decisivo dodici mesi dopo, firmando il titolo della Roma.

Ci vuole fortuna, un po’ di coraggio, soldi, quelli sempre e soprattutto. Se non spendi, devi sperare e pregare, se investi non esiste riparazione, esiste rinforzo, che si faccia in estate o a gennaio, poco cambia. Ricordate Luca Toni? Siamo nel lontano 2009-2010, si portavano piumoni e cappotti, quando Luca è sbarcato nella Capitale. Ed era primavera quando un suo gol all’Inter (di Mourinho…) stava per regalare lo scudetto alla Roma. Il bidone è sempre dietro l’angolo, perché spesso il tanto per comprare porta a decisioni affrettate, è successo a tutti, da Daniele Pradé a Walter Sabatini, fino a Petrachi. La Roma negli anni, di calciatori inutili, ne ha pescati, ma come detto, non solo. Nella lista dei buoni c’è pure Olivier Dacourt, che ha fatto parte di una Roma che ha sfiorato il quarto scudetto, per poi finire all’Inter. Dignitoso qui e dignitoso a Milano: Olivier, calciatore di rendimento, non un fenomeno ma ad avercene ora quelli come lui.

Nella storia recente, come non ricordare l’arrivo di Stephan El Shaarawy (due volte in gennaio), che stava scomparendo al Monaco e poi in Cina, o di Diego Perotti, che con un gol (e non solo quello) decisivo al suo Genoa ha regalato il secondo posto alla Roma nel giorno dell’addio di Francesco Totti, maggio 2017. L’elenco dei bidoni è maggiore, questo sì, quelli che le dieci presenze era quasi un record o quelli che hanno anche giocato di più ma senza lasciare tracce indelebili, vedi Torosidis e Marquinho. Da Poggi (sei partite) a Spolli (una presenza), da Marazzina (sette), da Tetradze (sempre infortunato) a Fabio Junior, da Tavano, Wilhelmsson a Zukanovic e Grenier (sei partite) e come dimenticare anche Jonathan Silva (due apparizioni nella Roma di Di Francesco): arrivati e spariti in un attimo, o quasi, appunto, come Abel Xavier nel 2004, arrivato e ripartito nel silenzio dopo 3 partite giocate (?). Lo scrive Il Messaggero.

Lascia un commento
Subscribe
Notificami
guest

0 Commenti
Inline Feedbacks
View all comments
Advertisement

I MITI GIALLOROSSI

L'indimenticabile Ago. Romano e romanista, capitano e campione

Agostino Di Bartolomei

Il "Pluto" dei romanisti. Campione d'Italia nel 2001

Aldair

“Di Bruno solo uno e viene da Nettuno”

Bruno Conti

E' stato il ragazzo della Curva Sud in campo con la sua seconda pelle

Daniele De Rossi

Il bambino che diventò uomo, poi Capitano ed infine leggenda

Francesco Totti

IL GIOVANE CHE DIVENNE "PRINCIPE", NON AZZURRO MA GIALLOROSSO. PER SEMPRE

Giuseppe Giannini

Il "Divino" giallorosso, campione d'Italia nel 1983

Paulo Roberto Falcao

IL TEDESCO CHE VOLAVA SOTTO LA CURVA SUD

Rudi Voeller

SI PUÒ DIVENTARE UN’ICONA GIALLOROSSA SENZA ESSER NATI A ROMA. PICCHIA DURO, SEBINO!

Sebino Nela

Advertisement

Altro da Rassegna Stampa