Funky Gallo! Belotti è tornato: etimologia della rinascita

Il centravanti ha portato a 4 il suo score personale, eguagliando già il numero di reti realizzate lo scorso anno

Un antico proverbio cinese recita così: “accada quel che accada, anche il sole del giorno peggiore tramonta”. Aforisma perfetto, che qualcuno giura di aver letto all’interno dell’armadietto di Andrea Belotti in quel di Trigoria. Scherzi a parte, ieri sera il Gallo ha contribuito con una prestazione piena zeppa di contenuti tecnici e atletici, a spazzare vie le iniziali ombre apparse anche contro il modesto Servette. Il tutto condito da una doppietta, la seconda stagionale nella terza gara su nove giocata dal 1′ minuto, che dipinge un quadro decisamente più luminoso della prima versione triste e opaca del Belotti romanista.

La notizia era nell’aria, ma da ieri abbiamo una certezza assoluta. Il centravanti giallorosso è ufficialmente rinato. Il pubblico romanista non lo ha mai abbandonato, almeno quello ‘reale’ che supporta la squadra all’Olimpico con sold-out a profusione. Sul web invece Belotti non è stato di certo un personaggio particolarmente gradito, soprattutto la scorsa estate quando il toto attaccante era diventato il tormentone estivo in ogni angolo della città, peggio delle hit di Annalisa.

La forza d’animo di Belotti è la sua prima, immensa, qualità. Un ragazzo d’oro, leader e capitano del Torino, che dopo una prima stagione tormentatissima, ha saputo aspettare il suo momento. La doppietta (anzi la tripletta, negata per un fuorigioco millimetrico) alla prima giornata non ha coinciso con i primi tre punti stagionali. Ma già in quella occasione si era visto un Gallo diverso: più battagliero, più dentro la partita, una spina nel fianco costante per la difesa avversaria. Gyomber e Fazio mandati al manicomio, certo non Samuel e Aldair, ma la sensazione di aver ritrovato un attaccante in grado finalmente di essere trascinatore e non più un fattore negativo.

Elettrico e continuo laddove pochi mesi fa era spesso intermittente. Scattante e rapido in fase di esecuzione quando invece mostrava pesantezza e scarsa vena offensiva. La particolarità della sfida di ieri è stata la sua capacità di mettersi al servizio del centravanti belga, girando intorno al pivot giallorosso. E anche questo aspetto mentale non è da sottovalutare, perchè trattasi di un calciatore molto intelligente calcisticamente, capace di ritagliarsi spazi dove altri farebbero fatica. Banalmente, ma forse no: è uno che a pallone ci sa giocare.

Dopo l’esordio straordinario e il gol propiziato a Verona, purtroppo inutile ai fini del risultato, Dan Friedkin ha prelevato e scortato a Ciampino Big Rom. La sua luce poteva spegnersi, invece Belotti ha continuato a lavorare duramente, a sudare su ogni pallone. Gioco 5 minuti corro per tutti, ne gioco 3-10-20, idem. Senza sosta. Ma il Gallo non è solo corsa, è anche gol. Ne ha sempre fatti tanti, tranne a Roma, sembrava una maledizione. Spezzata finalmente dalla voglia di rivalsa che lo pervade. Basta guardarlo in faccia e leggere attraverso i suoi occhi, uno stato dell’anima finalmente in pace. Equilibrio psicofisico e prestazioni. Mourinho sa di poter puntare sulla sua mentalità (nonostante la scorsa estate abbia spinto forte sul sostituto di Abraham). Forse neanche lo Special One credeva di poter ritrovare il vero Belotti. Quello che negli scorsi anni veniva all’Olimpico (così come in altri stadi d’Italia) e si trascinava dietro tutti i difensori, compresi i migliori interpreti del ruolo, come Smalling.

“Quello che ho passato l’anno scorso non è stato facile per me. In tutta la stagione non ho mai raggiunto il top della forma e avevo degli infortuni che mi condizionavano quando giocavo. Però sapevo a inizio stagione che avendo fatto un ritiro importante e avendo lavorato sempre bene, i risultati poi sarebbero arrivati. Ora voglio continuare così”.  Dichiarazioni che sanno di rinascita ma anche di aspettativa per il futuro prossimo. Cagliari è una tappa importante per la Roma e forse anche per il Gallo. L’infortunio di Pellegrini apre un’altra crepa sulle (poche) certezze che ha Mourinho in questo momento. 

Potrebbe giocare Celik dietro, con il ritorno di Cristante in mediana, oppure El Shaarawy insieme a Dybala alle spalle di Lukaku. Ma siamo sicuri che in questo momento storico uno come Belotti possa stare in panchina 70 minuti? A Mou l’ardua sentenza.

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1 Commento
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Andrea
3 anni fa

Esatto Belotti ora è dura metterlo in panchina, deve giocare è in forma strepitosa

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