Fabio Capello, al sito della Roma, si è soffermato brevemente su tutti i protagonisti della stagione dello scudetto, rigorosamente in ordine alfabetico sa Aldair a Zebina.
Su se stesso il mister ha risposto scherzando: “Qualche sostituzione la azzeccai in quella stagione. E poi, dopo la partita persa 3-2 a San Siro contro il Milan, entrai nello spogliatoio e dissi ai ragazzi che avremmo vinto il campionato. Non mi sono sbagliato. Ma ora occupiamoci dei ragazzi e del presidente…”.
Capello ha definito Aldair un calciatore di grande personalità: “Giocatore immenso. Grande personalità, sei un allenatore fortunato quando alleni un difensore così forte, campione del mondo”.
Il tecnico ha sottolineato l’importanza di Antonioli in alcuni momento della stagione: “Buon portiere, che segnalai io da portare dal Bologna alla Roma. Lo conoscevo dai tempi del Milan, quell’anno fu importante in alcuni momenti chiave”.
Il mister dell’ultimo scudetto su Assuncao ha parlato delle qualità in mezzo al campo: “Brasiliano, un centrocampista con doti non banali, tra queste quella di saper calciare molto bene le punizioni. E in alcune partite della stagione segnò dei gol fondamentali”.
Capello: “Batitusta era ciò che ci mancava per il salto di qualità. Candela e Cafù determinanti dal centrocampo in su”
Capello ha parlato dell’importanza di Balbo nel convincere Batistuta a venire a Roma: “Non giocò tanto, ma era una presenza nello spogliatoio, un punto di riferimento per tanti calciatori più giovani. E poi ebbe un merito, quello insieme ad altri di convincere Batistuta a venire a Roma”.
Per l’ex tecnico della Roma Batistuta era ciò che mancava per vincere: “L’uomo che ci mancava per il definitivo salto di qualità. Un goleador, un uomo d’area di rigore. Segnò 20 reti in campionato, sbloccando partite che sembravano segnate”.
Per l’allenatore che ha scritto la storia del club giallorosso Cafù era unico: “Un giocatore di fascia destra unico nel suo genere, che correva per tutto il campo. Aveva grandissime qualità tecniche, si rivelò tra i protagonisti con tanti assist e qualche gol”.
Capello ha accomunato Candela all’esterno brasiliano sulla fascia opposta: “Vedi Cafu. Aveva questa capacità di essere determinante dal centrocampo in su. E io ebbi l’intuizione di sfruttare le caratteristiche offensive di questi due esterni”.
L’ex tecnico giallorosso fece esordire in Serie A anche Gaetano D’Agostino: “Era uno dei giovani rampanti della nostra Primavera insieme a De Rossi e Aquilani. Lo feci esordire nella stagione dello scudetto in uno spezzone di gara a Brescia”.
Capello: “Delvecchio una delle chiavi tattiche della squadra. Di Francesco? Un leader silenzioso”
Delvecchio per Capello era un calciatore fondamentale per gli equilibri della squadra: “Una delle chiavi tattiche della nostra squadra. Con la sua capacità di sacrificio sulla sinistra, diede equilibrio, ma anche imprevedibilità quando si affacciava in area avversaria”.
L’ex tecnico giallorosso ha considerato Di Francesco un leader della rosa che vinse lo scudetto: “Anche lui era uno dei leader silenziosi del gruppo, uno dei veterani che stava alla Roma da tempo. Si fece male a inizio stagione, ma poi ci diede una mano nel finale di campionato”.
Emerson nonostante l’infortunio fu importante per Capello: “Si infortunò al crociato nel mese di agosto. Tornò a nostra disposizione a gennaio e divenne rapidamente tra i calciatori determinanti. Portò forza e tattica al nostro centrocampo”.
Guigou Gianni rientrava nelle rotazioni del tecnico che ha vinto l’ultimo scudetto a Roma: “Centrocampista uruguayano di buona tecnica, rientrò nelle rotazioni a metà campo. E, in alcuni momenti, fornì anche degli assist determinanti per alcuni gol”.
Per Capello Lupatelli era il secondo portiere ideale: “Troppo simpatico. Un buon portiere, al quale mi affidai in alcuni match fondamentali della stagione, tra cui il derby di andata. Era il secondo ideale”.
Capello: “Montella in area sbagliava molto poco. E il cambio di Nakata…”
Capello ha definito Mangone un cambio importante in difesa: “Centrale di difesa di esperienza, che prendemmo un anno prima dal Bologna insieme ad Antonioli e Rinaldi. Dava il cambio ai nostri difensori, garantendo sempre solidità”.
L’ex tecnico della Roma ha sottolineato il cinismo di Montella: “Non era un centravanti di fisico, ma di assoluta qualità tecnica. In area di rigore sbagliava molto poco. E non a caso segnò 13 gol determinanti in campionato”.
Capello ha ricordato l’ingresso in campo a Torino di Nakata: “Quando lo feci entrare a Torino, contro la Juventus, al posto di Totti mi prendevano per matto. E invece fu la chiave di volta di quella gara. Segnò il primo gol e propiziò il pareggio di Montella”.
L’allenatore che ha vinto lo scudetto nel 2001 con i giallorossi ha parlato della duttilità di Rinaldi: “Era un ragazzo che sapeva fare bene il centrale e anche il terzino destro. Non giocò tantissimo, ma sono sicuro che con i cinque cambi di oggi tanti di quella rosa avrebbero trovato più spazio”.
Capello ha rammentato l’importanza di Samuel e Tommasi per vincere il campionato: “Uno di quelli che contribuì alle nostre fortune. Difensore centrale argentino solidissimo e sempre concentrato, arrivò da noi che aveva solo 22 anni, ma per maturità ne dimostrava di più. Tommasi in quell’anno dello scudetto fece forse la sua migliore stagione da calciatore. Centrocampista generoso, presente in ogni zona del campo. E un leader del gruppo”.
Capello: “Totti faceva passaggi che nessuno vedeva. Sensi? Gli dico grazie per sempre”
Capello ha parlato delle giocate visionarie di Totti: “Che dire? Una bandiera, la nostra. La Roma. L’uomo che faceva passaggi a centrocampo che nessuno vedeva. E poi segnava come un attaccante. Di gol in quel campionato ne segnò 13 come Montella”.
L’ex tecnico della Roma ha menzionato la centralità di Zago: “Uno di quegli elementi che non può mancarti quando devi vincere un campionato. Un centrale di difesa esperto, forte, completo. Un altro grande giocatore”.
Fabio Capello ha concluso parlando dei calciatori con Zanetti e Zebina: “Uno di quelli che chiesi per rinforzare la rosa l’estate precedente al nostro Scudetto. Aveva fatto molto bene a Cagliari, lo prendemmo dall’Inter in cambio di Di Biagio. Anche Zebina, come Zanetti, mi era piaciuto nel Cagliari. E alla Roma si confermò come una sorpresa positiva. Giocò le sue partite e diede il proprio contributo, da difensore fisico”.
L’allenatore vinse lo scudetto grazie agli investimenti di Franco Sensi che ha ricordato con emozione: “Il presidente e tutta la sua famiglia sono stati molto importanti per la mia carriera da tecnico. Mi ha dato la possibilità di allenare a Roma e di vincere un campionato grazie ai suoi investimenti sul mercato. Gli dico grazie per sempre”.







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