Mourinho un capopolo di casa a San Siro

Josè Mourinho torna a San Siro da avversario per il terzo anno, ma i tifosi nerazzurri continuano ad amarlo

Mourinho

Josè Mourinho per il secondo anno consecutivo non sarà seduto in panchina a causa di una squalifica, ma i tifosi nerazzurri continuano ad amarlo. Una casa non è quasi mai eterna, ma la maniera in cui la si abbandona è fondamentale. Ed è per questo che, quando José Mourinho tornò a San Siro con la Roma, i tifosi dell’Inter lo accolsero con uno striscione che recitava “Bentornato a casa, José.”

Questo gesto rifletteva l’idea che Mourinho fosse parte integrante della storia di quella casa, indipendentemente dalla squadra che all’epoca allenava. Al contrario, per Romelu Lukaku, fare ritorno in quel luogo, ma con la maglia giallorossa, sarà accompagnato solamente da un rumore, non delle voci ostili, ma dei fischi (non più fischietti), che segneranno definitivamente la fine di quella che sembrava essere una partita emozionale.

Come riporta la Gazzetta dello Sport, il cuore degli interisti continua a battere con nostalgia per Mourinho, senza risentimenti. Anche se il suo recente commento sarcastico è stato interpretato come un affronto: “Non sapevo che Lukaku avesse avuto un ruolo così importante nella storia dell’Inter.”

E tuttavia, proprio in virtù di queste parole, i tifosi nerazzurri riconoscono Mourinho per ciò che è sempre stato: il difensore e il leader della sua gente e della sua squadra. Anche oggi, con Lukaku che gioca per un’altra squadra, Mourinho rimane un punto di riferimento per i tifosi interisti, in quanto continua ad incarnare quella figura di un capo che li difende, anche se i tempi sono cambiati.

Questa è stata la chiave della totale identificazione tra un popolo e il suo leader. Mourinho è stato il Mourinho dell’Inter: tifoso e leader, il capo dei tifosi, colui che si sarebbe seduto idealmente su una balaustra della Curva Nord, con un megafono in mano, gridando le parole che ogni fedele avrebbe voluto pronunciare da tempo, ma che nessuno aveva mai avuto il coraggio di esprimere con la stessa dialettica sfrontata, al limite dell’arroganza. Lo scrive la Gazzetta dello Sport.

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