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Gazzetta.it, “La parabola di H’Maidat, dal carcere alla seconda chance al Como. «Conferma vicina»”

Torna in campo l’ex giallorosso dopo 10 mesi di detenzione

Una storia incredibile quella dell’ex centrocampista di Brescia e Roma, Ismail H’Maidat. Prima il sogno di diventare un campione con un superprocuratore che credeva in lui: Mino Raiola. Poi l’accusa di aver partecipato a 5 rapine in Belgio e il buio più totale dei 10 mesi passati in carcere. E ora, ecco la seconda chance: come scrive Lorenzo Franculli su gazzetta.it, Ismail H’Maidat, centrocampista 24enne ex Brescia e Roma, è in prova al Como, che ora potrebbe tesserarlo per il campionato di C. “Pensiamo di muoverci sulla strada della conferma“, ha affermato il ds Ludi. Per Ismail s’intravede la luce ma per capire come abbia fatto a infilarsi in questo tunnel, occorre premere il tasto “rewind”.

Dopo aver cambiato 8 squadre in sei anni, il 19enne nel 2014 sbarcò in Italia, a Brescia. A Brescia se lo ricordano ancora come un ragazzo tutto casa-allenamenti-casa. Con la maglia delle Rondinelle disputò due buone stagioni rastrellando un gol e 4 assist in 43 gare ufficiali. Ora Ismail si faceva seguire da un agente, un super agente: Mino Raiola. La Roma decise d’investire su di lui, sborsando 150 mila euro (più Somma e Ndoj, un totale quindi 3,15 milioni). Ma il club giallorosso, per fargli fare il salto di qualità, lo mandò in giro per l’Italia e l’Europa in prestito. Prima Ascoli e poi Vicenza. E qui in Veneto, si racconta, furono gli stessi compagni a fargli trovare la borsa fuori dagli spogliatoi che non ne potevano più dei suoi comportamenti. Da dimenticare anche le esperienze in Portogallo all’Olhanense e poi in Belgio al Westerlo. In questo arco temporale, il nome si H’Maidat uscì dalla cronache sportive per entrare in quelle di cronaca nera.

Il 10 febbraio 2018 ecco il blackout. Ismail fu arrestato in Belgio. L’accusa? Aver partecipato a cinque rapine a mano armata avvenute tra il 25 dicembre 2017 e il 25 gennaio 2018 nell’area attorno a Turnhout, nella provincia di Anversa. Cinque colpi che avrebbero fruttato qualche migliaio di euro. E proprio sull’esiguità del bottino hanno fatto leva i suoi legali: “Non aveva debiti di gioco né problemi economici, fino a giugno percepiva 10 mila euro al mese dalla Roma“, società che aveva fatto poi sapere di non avere più nulla a che fare con lui.

A incastrarlo alcuni indizi che l’accusa considerava essere molto forti. Analizzando le celle telefoniche e i video di sorveglianza si era scoperto che Ismail era sempre presente nelle zone delle rapine o lo era la sua auto. Durante una perquisizione nella casa del calciatore, erano stati trovati un cappotto e un paio di scarpe compatibili con quelli di uno dei rapinatori. Ma a detta del suo avvocato: “Sui luoghi delle rapine non sono stati trovati il dna o le impronte digitali del mio assistito. E non si trovano neppure arma e bottino. Non ha commesso lui quei reati, è capitato che in passato abbia prestato la sua macchina e questo particolare lo sta incastrando“.

In Tribunale, Alexandre D.C., uno degli arrestati, confessò di essere lui l’autore di quattro delle cinque rapine e durante un’udienza scagionò Ismail “lui non c’era”. Ma nonostante questa sua dichiarazione H’Maidat fu condannato a 46 mesi di carcere. Insomma, il sogno di diventare un campione si poteva dire definitivamente sfumato. Ma ecco il colpo di scena. Dopo 10 mesi di detenzione, è stato poi assolto. Le indagini degli inquirenti belgi hanno appurato che Ismail con quelle rapine non c’entrava nulla. Incubo finito. Il ragazzo è tornato quindi in Italia per giocarsi la carta del riscatto, e il Como gli ha dato una chance.

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