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Cassano: “La Roma mi ha cambiato la vita. Totti il mio punto di riferimento”

L’ex giallorosso: “Ho un grande ricordo di Roma. Con Garrone l’errore più grande della mia vita”

Antonio Cassano, ex attaccante della Roma, dal 2001 al 2006,  è stato protagonista di uno speciale su Roma TV. Di seguito le sue parole:

Come hai cominciato a giocare?
“Quando ero ragazzino, giocando sempre per strada dovevo sempre arrangiarmi. Non avevo un soldo e quindi andavo da chi mi dava di più, facendogli vincere le partite e le scommesse”.

La tua dote migliore?
“Ho sempre avuto una dote molto importante, essere competitivo. Vincevo facilmente con i coetanei e quindi volevo confrontarmi sempre con i più grandi e più bravi. Vincevo lo stesso, ma meno facilmente”.

Il Bari?
“Non volevo andare al Bari, c’erano delle dicerie che lì giocavano i “figli di papà”, io essendo di umili origini non volevo andare, ma sono andato e mi sono subito messo in luce”

Il gol all’Inter?
“Penso che sia stato il momento più bello della mia vita quel gol all’Inter. Avevo sbagliato molti gol, poi Perrotta con l’unico lancio buono della mia vita mi ha trovato, ho segnato e la mia vita è cambiata totalmente”.

La Juventus?
“Io mi ricordo che dovevo andare alla Juve, avevo l’appuntamento con Moggi ad Avellino. Quella sera però Baldini aveva chiamato il mio procuratore e gli disse che la Roma era interessata a me e Capello voleva parlarmi. All’epoca il mio idolo era Totti e per me è ancora oggi il giocatore più forte della storia italiana. Quando l’ho saputo ho detto che Moggi poteva aspettare ad Avellino, io sarei andato alla Roma”.

Il primo impatto con la Roma?
“Ho parlato con Capello, gli ho detto che ero felice di lavorare con lui, ma in realtà ero felice di giocare con Totti”.

Il tuo rapporto con Totti?
“All’inizio lui mi faceva vivere in casa sua, di sua madre e suo padre. Lui è stato fondamentale per me, ho cambiato totalmente vita e lui è stato il mio punto di riferimento. È impossiible non avere feeling con un giocatore del genere, ho copiato molto da lui, le giocate di prima ad esempio, il modo di proteggere la palla. Lo cercavo sempre perchè sapevo che mi avrebbe sempre servito alla perfezione. Eravamo fortissimi, ma lui era di un altro livello e mi sono espresso al top a Roma grazie a lui. Il feeling che ho avuto in campo con lui non l’ho mai avuto con nessuno. I suoi passaggi erano diversi da quelli degli altri, la palla di prima senza guardare la dà solo lui, nessuno ci riesce a farlo come l’ha fatto lui”.

La competizione tra voi?
“Solo la gente che ci voleva male poteva metterci in competizione, ma io, all’inizio della carriera, potevo competere con lui? Non ho mai avuto l’idea di competere con lui, anzi ho sempre cercato di aiutare e qualche gol gliel’ho fatto fare”.

Un compagno che ricordi con affetto?
“Samuel, lui parlava con poche persone e io ero uno di quelli. Mi menava tantissimo negli allenamenti, ogni tanto me ne andavo. Mi menava perché non riusciva a prendermi e si divertiva molto. Le sue botte mi hanno temprato”.

La tua Roma?
“Eravamo fortissimi, potevamo vincere almeno altri due campionati, con più coraggio qualcosa in più avremmo potuto fare”.

L’anno 2003/2004?
“Eravamo a più cinque sul Milan, la sconfitta col Milan con la doppietta di Shevchenko è stata decisiva”.

Roma?
“Roma è diversa dalle altre città. vinci tre partite e sei da scudetto, ne perdi tre e non puoi uscire dal campo. Ma quando giochi a Roma e il pubblico c’è, è impossibile vincere all’Olimpico. La Roma ogni anno può competere per vincere qualcosa”.

I tifosi della Roma?
“Come tifoseria, Roma non è seconda a nessuno al mondo”.

Il tuo rapporto con loro?
“I grandi calciatori ci mettono poco a farsi amare. Io sono entrato nei loro cuori per quello che ho fatto in campo. Poi il rapporto si è rotto, ma ho sempre un buon ricordo di Roma”.

Il Real?
“La Roma mi ha cambiato la vita. Io pensavo di giocare a Roma a lungo, ma c’era un’offerta dalla squadra migliore della storia, il Real .Come si fa a rifiutare? Mi sono sentito forte, uno di loro. Loro avevano dato via Figo e Owen, due palloni d’oro, e se mi hanno cercato a 22 anni qualcosa voleva dire. Poi lì ho fatto il pazzo scatenato e l’ho pagato, ma così va la vita. Ancora mi criticano per il pellicciotto, ma io sono questo. Oggi, con la maturità, non lo rifarei, ma ero giovane”

Il rapporto con Capello?
“Il rapporto con Capello è stato stupendo sin dal primo giorno e lo è anche oggi. Quando mi sono operato al cuore ci siamo sentiti ogni giorni. C’è tanta stima, anche se ne ho combinate di tutti i colori. Ma poi recuperavo con le prestazioni in campo e tutto era passato”.

L’imitazione di Capello?
“Ma non era un’imitazione, non l’avrei mai fatta, anche perché non so farla”.

La Sampdoria?
“Mi ha affascinato da subito, non so perché. Lo stadio all’inglese, il mare, ho detto proviamo. Ero un barile quando sono arrivato, pesavo 93 chili, ci ho messo tre mesi per perdere peso, ma i risultati sono arrivati con tre anni e mezzo memorabili, fino al litigio con Garrone dopo cui sono dovuto andare via”.

Roma-Sampdoria?
“Era pieno di gente. Il primo tempo potevamo perdere 8-0 e ci sarebbe andata bene. Poi il secondo tempo abbiamo pareggiato subito e si sono sgonfiati, abbiamo capito che potevamo vincere e la Roma ha perso uno scudetto in modo assurdo. Ma questa è la vita”.

Le cassanate?
“Sono così e sono felice di essere così. L’errore che non rifarei è quello con Garrone, per il resto ne ho fatte tante, ma quel giorno ho fatto l’errore più grande della mia vita. Per fortuna ho tamponato prima che se ne andasse via. Purtroppo io parto in quinta e per orgoglio non torno indietro. Questa caparbia però è stata anche la mia fortuna a livello calcistico, provavo una cosa che sbagliavo finché non mi riusciva. Questa mia esuberanza mi ha fatto rendere tanto, non ho rimpianti. Con un’altra testa forse avrei fatto molto meno”.

Il matrimonio?
“Ha cambiato la mia vita. Mia moglie è fantastica, mi ha dato le due mie gioie più grandi, i miei due figli, li amo alla follia. Quando ho detto che ho avuto molte donne è perché il calcio fa diventare bello anche uno come me, ma non era così. Ora sono un marito e un padre felice. Sentirsi chiamare papà è l’emozione più grande per un uomo, per loro farei di tutto”.

Come vorresti essere ricordato tra vent’anni?
“Come un grandissimo calciatore, ma anche come una persona coerente, nel bene e nel male”.

Il Cassano calciatore?
“Se facessi il direttore sportivo e vedessi uno come Cassano, dopo un minuto me ne andre e direi di prenderlo subito è un fenomeno. Poi se vediamo nello specifico c’è qualche punto debole, ad esempio faccio male la fase difensiva. Ma come calciatore mi prendere subito”.

 

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