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Julio Sergio: “Rui Patricio è sempre una garanzia. A Mourinho date tempo, è ancora Special”

Le parole dell’ex portiere giallorosso

Parla Julio Sergio, intervistato da “Il Messaggero”. Ecco uno stralcio delle sue parole:

“Mio figlio Enzo si è ammalato. Stiamo combattendo, ma ce la faremo, ne sono sicuro. Enzo, mio figlio, è nato a Roma, è tifoso della Roma e la società ci ha mostrato solidarietà. Vivremo questo derby insieme e lo vinceremo. Per stare vicino a lui, ho smesso di fare l’allenatore. Farò il procuratore“.

Enzo sa che il papà è stato l’eroe di un derby?

Era nato da poco, ma lo ha saputo certo. Sa che il papà ha vinto quattro derby su quattro, tre di campionato e uno in Coppa Italia. Una bella soddisfazione.

Non male per il terzo portiere più forte del mondo.

Spalletti. Ricordo bene….

Non fu un complimento, eh.

Aveva visto che mi allenavo senza creare problemi, ero consapevole del mio ruolo, in quel momento marginale.

Poi le diede un’opportunità.

Contro la Juve prima delle dimissioni di Spalletti, perché il portiere titolare era infortunato.

Doni?

Preferisco dire il portiere titolare.

Ok. Torniamo al derby.

L’esordio fu con la vittoria firmata da Cassetti: ricordo la bella parata su Mauri. Una delle migliori.

E poi c’è quello di ritorno, fu quasi scudetto.

Il rigore respinto a Floccari. La parata più importante della mia carriera.

Una gioia strozzata.

Una cavalcata straordinaria, poi è successo quello che sapete. Capita.

Certo se Vucinic e Perrotta non avessero litigato durante la partita contro la Samp.

Episodi del genere ce ne erano stati altri. Non è stata quella la causa. Capita e basta.

Che ne pensa di Mourinho?

È il numero uno. Ha cominciato ora, ha bisogno di tempo.

Che ne pensa di Rui Patricio?

Esperto, reattivo, uno dei più bravi in circolazione. Con lui la Roma ha fatto un bel colpo. Può diventare un riferimento negli anni.

Che obiettivo può raggiungere la Roma?

Può vincere la Conference.

Che ne pensa della Lazio?

Non guardo mai la Lazio, sono concentrato solo sulla Roma.

Di lei ricordiamo anche le lacrime di Brescia.

Mi ero rotto il ginocchio, ma volevo restare in campo. Dopo anni in panchina, era il mio momento e non volevo perderlo.

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