La Roma ha ripreso a vincere fuori casa in campionato, ma lo fa in un modo che lascia più di qualche interrogativo. Le tre recenti vittorie consecutive in trasferta – contro Udinese, Venezia e Parma – hanno confermato la fine di un problema che ormai sembrava evidente, ovvero la difficoltà di vincere in trasferta. Eppure, c’è un dato che non può passare inosservato: tutti e quattro i gol segnati in queste tre partite sono arrivati da palla inattiva, senza mai una rete su azione.
Il dettaglio statistico è eloquente: contro l’Udinese, la Roma ha vinto grazie a due rigori, trasformati da Pellegrini e Dovbyk; a Venezia, è stato il tiro dagli undici metri di Dybala a decidere l’incontro; a Parma, la splendida punizione di Soulé ha regalato i tre punti.
Nonostante il valore di queste vittorie, che indubbiamente hanno restituito morale alla squadra e alimentato le speranze europee, il dato allarma: nessuno dei quattro gol segnati è arrivato su azione manovrata, segno di un attacco poco incisivo e di una manovra offensiva che fatica a costruire occasioni concrete.
Il “caso da fermo” è aperto
La striscia positiva è importante, soprattutto considerando che la prima delle tre vittorie, quella contro l’Udinese, è arrivata dopo oltre nove mesi senza successi lontano dall’Olimpico. Ma la Roma non può accontentarsi di vincere solo grazie ai calci da fermo. Il rendimento offensivo, soprattutto in trasferta, continua a dipendere troppo da episodi isolati e dalla precisione dei singoli sui piazzati.
Ora l’attenzione è già rivolta al 9 marzo, quando i giallorossi saranno ospiti dell’Empoli e dove tifosi e addetti ai lavori sperano di vedere una vittoria che possa finalmente raccontare qualcosa di diverso: una Roma capace di segnare su azione, di costruire e finalizzare il gioco, oltre la dipendenza dai calci piazzati.
Perché, se è vero che i piazzati rappresentano un’arma preziosa, è altrettanto vero che per ambire a traguardi importanti servono gol costruiti dal collettivo, frutto di trame offensive efficaci e continuità di rendimento.
Il “caso da fermo” è aperto. A Empoli, la risposta.



