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Erevan nel cuore Micki

“Mi colpì la serietà con cui questo ragazzino faceva calcio a 7-8 anni”

Erevan è un milione di persone, l’orgoglio dell’indipendenza conquistata per sé, la storia che corre e cambia i confini e oggi lo fa stare in territorio turco.

Erevan è la casa di un ragazzo che si è dovuto fare quando a 7 anni ha visto papà Hamlet morire, quel ragazzo obbligato a crescere in fretta è Henrikh Mkhitaryan. Erevan è il posto dove si può tornare, pur avendo scelto di girare il mondo. Heno (all’epoca non era ancora Micki) seppe trovare una missione per rendere eterno il padre, almeno dentro di sé, la missione era diventare un grande calciatore, per il suo Paese, per la sua nazionale, per importanti club europei. 

Dal Metalurh allo Shakhtar, al Borussia Dortmund, al Manchester United, all’Arsenal e, ora, alla Roma. Micki ha mantenuto fede all’impegno preso per Hamlet. Camminando per Erevan, attraversandola, si capisce perché è diventato un eroe e la speranza di bambini che vogliono giocare a calcio e diventare grandi.

Alla scuola Heno ha sempre tenuto molto, lo dimostra il cammino che ha fatto da studente e la laurea in economia all’Istituto di San Pietroburgo per l’Economia, le Relazioni Economiche e di Giurisprudenza. Erevan è il luogo dove è maturata la passione per il calcio per Heno, vissuta con la consapevolezza di voler emergere nel calcio. Ruben Hairapetyan ricorda che “Mi colpì la serietà con cui questo ragazzino faceva calcio a 7, 8 anni“.  Lo scrive il Corriere dello Sport.

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