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Rassegna Stampa

La notte dei tifosi speciali

In 70mila per sognare la finale di Conference League

Notte piena di luna romanista stasera all’Olimpico. La vita è sofferenza diceva un signore che se ne intende, sofferenza è la sconfitta, sofferenza è la malattia, sofferenza è la poesia che non viene o viene storpia, sofferenza è l’attesa della donna amata, sofferenza è la donna amata stessa, sofferenza è l’addio, sofferenza è l’assenza. Sofferenza è persino la presenza, sapendo che seguirà l’assenza. Sofferenza è la Roma. Non perché la Roma sia niente di speciale, ma perché speciali (e vorrei dire unici, ma mi trattengo per pudore) i suoi tifosi. Capienti e sapienti al punto che in loro la sofferenza è la stessa cosa che il godimento. Masochisti? No, illuminati. Novanta o cento minuti di cuori alla brace sono un pieno di felicità, e chi se ne frega, ma sì, comunque vada il barbecue.

Ci voleva uno come José Mourinho, un’intelligenza così moderna e così rivolta al passato come la sua, per far da ponte tra il mondo arcaico dei tifosi, scandalo che si ostina a sopravvivere e il calcio di oggi, il calcio che inevitabilmente sarà, dove c’è spazio per il grottesco saperci fare delle strategie economiche e gli esatti capoversi del business applicato. Nel multiverso pare, casomai, più che nel verso. Prima o poi José dovrà ammettere, se non a noi a se stesso, che il capolavoro della sua storia di allenatore si sta consumando qui nella città dei Cesari, per quello che accadrà e vibrerà stasera, al di là del risultato, ma ancora di più per i sessantamila il giorno della Salernitana o quello del Bologna, a smiagolare un calcio ben poco avvenente. José, se non lo sa comincia a saperlo, è finito là dove il destino doveva prima o poi portarlo. Lo scrive Il Corriere dello Sport.

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