Paulo Sergio ha vestito la maglia della Roma dal 1997 al 1999, collezionando 64 presenze e realizzando 24 reti. Il brasiliano ha rilasciato un’intervista a Il Tempo ed ha parlato dell’attuale squadra allenata da Gasperini: “Non mi sorprende, Gasperini ha sempre fatto bene ovunque ĆØ stato e se il club lo lascia lavorare si possono fare grandi cose con questa base di squadra. Mi piace come gioca, poi ovviamente se vince va tutto bene altrimenti ĆØ un casino. Conosco bene la Roma e i suoi tifosi che comunque fanno di tutto per stare dietro alla loro squadra”.
L’ex giocatore ha ripercorso alcune sue tappe della sua carriera, tra cui l’arrivo nella Capitale: “Sognavo di giocare in Italia. Vedevo dei grandi campioni come Socrates, Junior, Falcao e Zico che giocavano in Serie A ed era il desiderio di tutti i calciatori. Quando si presentata l’opportunitĆ di venire alla Roma ho accettato subito. Anche perchĆ© c’erano giĆ tanti brasiliani come Aldair che mi ha aiutato tantissimo e abbiamo fatto un bel percorso insieme”.
Paulo Sergio: “Wesley mi ricorda Cafù. SoulĆ© può essere decisivo”
Paulo Sergio ha poi parlato del connazionale Wesley: “Ha giocato in una grande squadra come il Flamengo, dove c’ĆØ tanta pressione come a Roma. Questo sicuramente lo ha aiutato ad ambientarsi. Si ĆØ guadagnato anche la nazionale. Quando attacca mi ricorda Cafù, se ha campo libero davanti ha delle giocate importanti. Può crescere ancora tanto con un allenatore che lo stima come Gasperini”. L’ex attaccante ha parlato anche di SoulĆ©: “Ha ancora tutto il tempo per esplodere definitivamente. Il passaggio alla Roma non ĆØ mai facile, ma lui mi sembra un attaccante che ha i mezzi giusti per essere ancora più decisivo”.
Paulo Sergio ha infine concluso parlando del possibile ritorno di Totti a Trigoria: “Quando ha smesso di giocare ho subito pensato che dovesse studiare prima di avere un ruolo importante nella societĆ , anche perchĆ© poi le critiche arrivano sempre, anche per uno come lui. Credo che ora sia pronto, soprattutto se si dedica con tutto se stesso a una vita diversa da quella del calciatore. Nella sua prima esperienza da dirigente credo fosse ancora troppo presto per capire il suo reale valore. Ć un passaggio non semplice, c’ĆØ tanta pressione, molto diversa da quella in campo. Ma ora può fare davvero un grande lavoro”.



